Perché Claudio Di Turi non si candida?

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Come mai questa volta non sono candidato? La politica non è fatta di “bandierine” da piantare. Soprattutto, non è occasione di auto-promozione. I nomi delle persone possono cambiare, ma le idee, soprattutto se buone, devono andare avanti. Le idee camminano.

La scelta di non candidarmi è stata compiuta per dare forza al segnale che il PD vuole lanciare. Non ci appartiene la pratica del comporre liste pianificate a tavolino con la calcolatrice, per aggregare portatori di pacchetti di voti. Abbiamo voluto, nella costruzione della lista, dare spazio alle idee e alle donne e agli uomini che incarnano e animano quelle idee.

Non un’assenza, ma una scelta dettata dalle convinzioni che animano il mio impegno politico: credo nel progetto collettivo avviato dal Partito Democratico di Valenzano ed io ci sono, con tutto me stesso.

Un progetto che sta maturando grazie all’apporto di idee e contenuti di tante e tanti giovani che hanno voluto mettersi in gioco. Energie e volontà fresche, per costruire un Partito Democratico aperto al protagonismo delle cittadine e dei cittadini e dare al paese una nuova classe politica.

Ho interpretato il mandato ricevuto dagli elettori come una missione: costruire un legame forte tra cittadino e istituzione. Rapporti e relazioni per cercare il confronto, ascoltare sollecitazioni e critiche e dare risposte ai bisogni e alle esigenze della collettività. Diversi sono coloro che mi attestano la stima per quello che ho fatto in Consiglio Comunale: ciò vuol dire che ho lanciato qualche segnale.

Questo è il progetto del Partito Democratico: un progetto di rinnovamento dei modi della politica, che merita di essere premiato dalle cittadine e dai cittadini di Valenzano. Perché un voto al PD e un voto a Pasqualino Borgese, in questa fase della vita della comunità, sono un voto per il cambiamento.

Claudio Di Turi

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