Claudio Di Turi: con Pasqualino Borgese e con i candidati del Pd si può fare la differenza

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Per una volta voglio dare i numeri. 6 candidati Sindaci e 6 coalizioni, 320 candidati Consiglieri comunali, 20 liste, 3 coalizioni sostenute da 5-7 liste l’una.

Questi sono i dati che hanno caratterizzato la campagna elettorale che sta volgendo al termine. Questi sono i numeri che caratterizzano la politica nostrana.

Non programmi e progetti che si confrontano, ma numeri. La costante gara a chi ha più candidati e più liste. Perché più sono e più voti si possono prendere e, di conseguenza, maggiori sono le possibilità di arrivare al ballottaggio.

Ragionamento corretto? Forse solo dal punto di vista matematico. 1+1 fa certamente due. Dal punto di vista politico è un grave errore.

Come abbiamo cercato di dire in queste settimane un candidato sindaco che sente l’esigenza di avere il sostegno di tante liste è in realtà debole per due ragioni.

Innanzitutto perché vuol dire che non è convinto della sua forza, della forza dei suoi programmi e della credibilità di cui può godere all’interno della nostra comunità.

Ma è debole soprattutto perché, in caso di vittoria, la maggioranza che dovrebbe sostenerlo risulterebbe variegata, troppo eterogenea e rischierebbe di implodere (la storia recente ce lo insegna) rispedendoci per l’ennesima volta ai seggi elettorali.

Altro giro altra corsa. Di volta in volta si costruiscono le liste in modo tale che il solito notabile possa assicurarsi l’elezione. Anche per questo le liste abbondano. Restringere troppi galli in un pollaio significherebbe costringerli al confronto (questo sì numerico) e mettere a rischio la rielezione. Una ragione in più per costruire coalizioni sorrette da tante liste.

Non una selezione della classe politica valenzanese, quindi, ma il perpetrarsi della stessa.

Questo è il dato più grave. Con le campagne elettorali si fanno scendere in campo veri e propri eserciti.

“A ci appartene?”, “De famigghie qunde vote tene?”. Queste le domande che vengono poste al momento della formazione della lista. Come coinvolgere persone che possano garantire, tramite il proprio nucleo familiare o cerchia amicale, il maggior numero possibile di voti.

Mai che ci si chieda “Ce sape fà?”, “Ce fasce pe campa’?”, “Capisce de ceccose stame a descute?”, perché, nel caso di elezione, il consigliere deve mettere a disposizione dell’amministrazione – e quindi della collettività – le proprie competenze e le proprie capacità. Non la famiglia e/o gli amici.

Poco importa questo ragionamento, nella maggior parte dei casi. Perché il candidato serve a portare i voti alla lista. Utili al raggiungimento del fatidico quorum ma non sufficienti ad essere eletto. Perché l’eletto è già predestinato.

A questo si aggiunga che sapere e conoscere la geografia familiare e/o amicale dei singoli candidati serve a studiare le strategie per “togliere” voti alle liste concorrenti anche se presenti nella medesima coalizione

Anche con il nuovo sistema, della doppia preferenza, non si è pensato a valorizzare la presenza delle donne in lista.

“Abbiamo bisogno del volto femminile”, “Vogliamo garantire la rappresentanza delle donne”, magari promettendo questo mondo e l’altro per convincerle a “scendere in lista”. Il passo successivo è il collegamento con questo o quell’altro candidato a cui garantire un certo numero di voti.

Quanto ho scritto sino ad ora può sembrare uno sfogo, un attacco qualunquista alle coalizioni oggi in campo. In realtà è l’analisi di quello che avviene nel nostro ridente paese.

Qualcuno ha detto che ha voluto coinvolgere quante più persone nel proprio progetto. Falso!!!

Perché questo sistema, soprattutto in questo momento, non fa altro che allontanare i cittadini dalla politica. Spacchettando le famiglie, facendo promesse e mettendo i concittadini gli uni contro gli altri non si fa altro che aumentare la disillusione e la diffidenza.

Per tutte queste ragioni il Partito Democratico non ha voluto alimentare questo clima scegliendo di non allearsi con nessuno. Perché ha voluto mettere al centro i programmi e le idee scegliendo le persone migliori sulle cui gambe farle camminare.

Per questo ha senso votare il PD, Pasqualino Borgese e i candidati che lo sostengono. Perché con loro si può fare la differenza.

Claudio Di Turi

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