Il “buco nell’acqua” della Giunta Lomoro

Casa Acqua

“Acqua gratuita per tutti” prometteva il candidato sindaco Antonio Lomoro durante la campagna elettorale che l’ha visto vincitore. Il momento è arrivato: la Delibera di Giunta 22/2013 conferisce all’azienda privata Anyaquae srl l’incarico di erogare acqua al pubblico. Un momento: un’azienda privata può erogare acqua al pubblico?

L’acqua è un bene pubblico. La Giunta Lomoro ignora l’esito dei due Referendum abrogativi “acqua bene comune” del 12 e 13 giugno 2011. La schiacciante vittoria dei Sì sancì l’assoluta incompatibilità del settore privato con la gestione del bene/servizio acqua.

Eppure, l’oggetto della Delibera parla chiaro: “Approvazione della proposta della Società Anyaquae srl per l’erogazione di acqua al pubblico”. Per tanto: come può l’Amministrazione Lomoro fregiarsi di un merito non suo? E soprattutto, come può operare in direzione opposta alla volontà popolare del giugno 2011?

Anyaquae srl depura, non eroga. Mistificare la realtà e disegnarla a proprio uso e consumo: sarà forse questo il rinnovamento della Giunta Lomoro? L’Anyaquae srl (http://www.anyaquae.it/) non fornisce alcun servizio di distribuzione d’acqua al pubblico, bensì impianti depurativi per usi civili ed industriali.

Attraverso apposite “casette”, ai valenzanesi verrà distribuita acqua che già appartiene loro, perché erogata dall’Acquedotto Pugliese: acqua ottima sin dalle fonti e sottoposta in più punti del territorio a severi controlli. La depurazione è quindi necessaria?

Costo zero? I costi dell’installazione delle attrezzature necessarie per la depurazione delle acque non graveranno sul bilancio comunale: questo si evince dagli entusiastici toni della Delibera di Giunta.

Il costo zero, però, è uno specchietto per le allodole: in primo luogo, l’azienda avrà a disposizione aree pubbliche in comodato d’uso gratuito. Aree da cui trarrà un evidente vantaggio economico: l’azienda, infatti, avrà facoltà di installare, a titolo gratuito, spazi per affissioni e video pubblicitari che potrà utilizzare per promuovere i propri servizi o rivendere a terzi.

Lo scivolone della Giunta. Inoltre, la Giunta è incorsa in un clamoroso scivolone tecnico/giuridico. Il vero oggetto della delibera non è l’installazione delle fonti per l’acqua, bensì la cessione gratuita di spazi pubblicitari installati sui distributori che il gestore venderà a terzi. In cambio il Comune riceverà la possibilità di ipotetiche brevi inserzioni pubblicitarie per il caso di allarme sociale o pubblicità istituzionale: per un ente pubblico, un vantaggio pari a zero.

Una Delibera da porre nel nulla. Il provvedimento è stato adottato con “procedura negoziata” – in questo caso, l’affidamento diretto sulla base della sola proposta provenuta dalla ditta – anziché con procedura ad evidenza pubblica – come avrebbero potuto essere una gara o un bando.

Secondo l’orientamento giuridico in materia, quando il contratto attribuisce un vantaggio competitivo ad un operatore economico, l’Ente appaltante – nel nostro caso il Comune – è tenuto a scegliere l’affidatario tramite una procedura competitiva e concorrenziale, che garantisca la pubblicità degli affidamenti e la non discriminazione delle imprese.

In questi casi, qualsiasi cittadino può eccepire la nullità della delibera, trattandosi di interesse legittimo.

Quello che già in campagna elettorale veniva vantato come il “fiore all’occhiello” della coalizione Lomoro, si tradurrà con molta probabilità nel più classico dei “buchi nell’acqua”.

One Response to Il “buco nell’acqua” della Giunta Lomoro

  1. Paolo Rocco scrive:

    Fallisce l’azienda di Felice Maniero: vendeva acqua depurata ai Comuni
    Fallisce l’azienda di Felice Maniero: vendeva acqua depurata ai Comuni
    Faccia d’angelo, evasioni straordinarie, droga, e gioco d’azzardo. Nel 1991, Felice Maniero, ordinò pure ai suoi uomini di rubare le reliquie di Sant’Antonio a Padova. Missione compiuta, ma solo in parte, perchè 71 giorni dopo, il 20 dicembre 1991, lasciò le reliquie all’aeroporto di Fiumicino. Nel suo curriculum non potrà inserire il fallimento d’azienda: la Anyaquae, società che vendeva sistemi di filtraggio dell’acqua a tanti Comuni italiani (Nella pratica: le «capannine» con l’acqua depurata) era intestata al figlio illegittimo. Un bel successo, fino a che l’Asl ha scoperto che i parametri di arsenico dell’acqua depurata che scendeva dalle sue «capannine» erano fuori norma. Nessun Comune ha più firmato convenzioni con la sua azienda e così è arrivato il fallimento.

    Dalla Mala del Brenta al pentimento: Maniero è libero dal 2010
    Alla guida della Mala del Brenta, organizzazione di stampo mafioso creata e diretta da Maniero in persona, «Felicetto» terrorizzò per tutti gli anni ‘80 il nord est con una banda nata sul modello delle cosche. Cinquecento affiliati, traffici di droga grazie a amicizie più o meno leggendarie con i vertici croati, furti, rapine e una passione smisurata per la bella vita. Poteva permetterselo, grazie alle sue imprese il portafoglio era gonfio di miliardi: dopo essere evaso dal carcere di Fossombrone nel 1987, riesce a fuggire anche dal penitenziario di Padova nel giugno 1994 corrompendo una guardia. Amava anche l’arte: a Lugano trovarono nella sua disponibilità dei Renoir e alcuni dipinti di De Chirico. Catturato nuovamente e per l’ultima volta a Torino nel novembre 1994 (Memorabile il sorriso sfoderato davanti ai fotografi, ai poliziotti avrebbe detto «Uffa, ancora voi. Anche qui»), diventò collaboratore di giustizia e contribuendo a smantellare la sua stessa banda tornò uomo libero nel 2010. Aveva cambiato nome: professione imprenditore. Di successo, manco a dirsi.

    Professione imprenditore
    Stabilitosi a Brescia in una bella villa di Mompiano, ha diretto insieme al figlio illegittimo Alessandro Biselli (Iscritto all’Aire, risiede a Siviglia in piazza Cabildo) la Anyaquae srl, azienda di Roncadelle la cui sede legale è stata poi spostata a Bolzano. Core business:sistemi per la depurazione delle acque, e fino alla scoperta fatta dalla trasmissione di Rai 3, Report, nel giugno 2015, pochi sapevano che dietro la Anyaquae ci fosse l’ex boss. Il 17 febbraio 2016 il Tribunale di Brescia ha dichiarato il fallimento. Chissà come l’ha presa Maniero, con quell’aria di impunità e il sorriso leggendario. Grazie alla sua nuova identità, Felicetto e la sua Anyaquae hanno venduto le casette per l’acqua a un buon numero di Comuni italiani (Campi Salentina, Collepasso, Villa Castelli, Castelvetrano): si dice che a scuola fosse tra i primi della classe, il suo sistema per il filtraggio delle acque, brevettato, ha avuto un certo successo. Le sue «capannine» pure, non che i depuratori venduti ai privati andassero male. Nel 2011 si dedica al sociale: fornisce 30 pullman per il trasporto dei disabili alla provincia di Bari. Il progetto si chiama Solidaritybus, lui si fa fotografare con il presidente della Provincia di Bari Francesco Schittulli e l’assessore Giuseppe Quarto. Un’immagine mostra pure l’arcivescovo Francesco Cacucci consegnargli, al fianco di Schittulli, una targa in segno di ringraziamento. «Proprio non avevano idea di chi io fossi», spiegò Maniero al Corriere.

    Il fallimento
    Nel 2015 la svolta. Il suo nuovo nome è già noto, ma la trasmissione Report di Rai 3 scopre che dietro all’Anyaquae c’è Maniero. Poi arrivano le analisi sull’acqua e gli affari di Maniero crollano. Difficile per un Comune fare affari con un boss , perlomeno ufficialmente, ma sopratutto difficile vendere ancora un sistema di filtraggio che l’Asl ha certificato come rischioso. I valori di arsenico contenuti nell’acqua filtrata dalle casette comunali sono fuori norma: Report torna all’attacco rendendo tutto pubblico e i suoi clienti, cioè i Comuni stessi, strappano le convenzioni. A Fonte Nuova, 32mila abitanti in provincia di Roma, ne è nata una bufera politica che è tutt’ora in evoluzione. Il tramonto di Maniero l’imprenditore, invece, è già segnato: il filtraggio non funziona, il nuovo nome è ormai pesante quanto il vecchio e gli affari sono al minimo storico. Inevitabile il fallimento, che vede come creditore richiedente la Legno Style srl, azienda di proprietà di un falegname che nel 2012 ha costruito i mobili per l’ufficio dell’Anyaquae. La fattura, trentamila euro, non è mai stata versata. Il falegname, almeno lui, non si è fatto spaventare dal cognome ed è andato fino in fondo
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