Resoconto del Consiglio Comunale del 25 febbraio 2014

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Si è svolta, la sera di martedì 25 febbraio, una seduta di Consiglio Comunale anomala: il Consiglio era chiamato non a deliberare su un provvedimento specifico, ma a fare valutazioni politiche sull’esito del ricorso elettorale. Una seduta, tra l’altro, anticipata da post del sindaco sul proprio profilo facebook, in cui si ipotizzavano “provvedimenti” nei confronti dei cittadini che avevano sottoscritto il ricorso. Il dibattito, che si preannunciava già acceso, è stato ulteriormente infiammato dalla comunicazione del passaggio dei Consiglieri Capozzi e De Mario (Forza Italia) all’opposizione.
Un consiglio anomalo, dicevamo: a partire dalla stessa convocazione, che non conteneva nessuna proposta di deliberazione, ma solo un oggetto “vago”, ossia la discussione sul ricorso elettorale. A giustificare tale modalità di convocazione, è intervenuto il Presidente Giovanni Giuliano, che nella sua introduzione ai lavori ha affermato che il Consiglio era stato riunito in seguito a richiesta presentata da alcuni Consiglieri di maggioranza. A fronte di tali dichiarazioni, però, è intervenuta Maria Cicirelli, che ha presentato una pregiudiziale di illegittimità e inammissibilità, evidenziando che l’argomento non rientrava nelle competenze del Consiglio, e denunciando un utilizzo strumentale e arbitrario delle istituzioni. Il nodo centrale dell’argomentazione della Cicirelli era che, in mancanza di uno schema di deliberazione, il Presidente aveva il dovere di respingere la richiesta di convocazione che gli era pervenuta. Se la convocazione del Consiglio rispondeva a un’esigenza di informazione nei confronti della cittadinanza, si sarebbe potuto usare altri strumenti, diversi dai luoghi istituzionali.
Dopo un dibattito nel quale alla questione della legittimità della convocazione si sono intersecati i temi dei costi legati alla seduta consiliare, la pregiudiziale opposta dal Consigliere Cicirelli è stata respinta: contro la pregiudiziale, in particolare, ha votato l’intera maggioranza. A favore si sono espressi i soli Consiglieri Cicirelli, Romanazzi e De Nicolò, mentre si sono astenuti i Consiglieri Luisi e Sollecito.
La discussione nel merito dell’oggetto è stata aperta dalla relazione del Sindaco, che ha ricordato gli eventi relativi alle ultime elezioni amministrative e al successivo contenzioso giudiziario, accusando i suoi oppositori di aver manovrato il ricorso.
In risposta a tali accuse, Tonio De Nicolò si è assunto la paternità politica del ricorso, dichiarando di essere cosciente che il ricorso stesso si basava su un mero vizio di forma, ma di aver sostenuto quell’azione giudiziaria perché, dal suo punto di vista, era politicamente necessario e opportuno adoperare qualsiasi mezzo per scalzare una maggioranza che, a detta dello stesso De Nicolò, aveva vinto “slealmente” (dal momento che, secondo De Nicolò, Lomoro avrebbe beneficiato di “accordi sotterranei” con “quasi tutti i soggetti” esclusi dal ballottaggio).
Si sono susseguiti una serie di interventi che, anche a causa della vaghezza dell’oggetto della discussione, hanno spaziato su più fronti: c’è stato chi è entrato nel merito del ricorso elettorale e della sentenza del Consiglio di Stato, chi ha espresso le sue valutazioni politiche sull’attuale quadro amministrativo e chi si è soffermato sull’uscita del gruppo di Forza Italia dalla maggioranza.
Solo a discussione ampiamente inoltrata, Agostino Partipilo ha precisato la proposta deliberativa della maggioranza in merito all’oggetto della discussione: dare mandato alla Giunta di verificare se ci fossero i presupposti per un’azione giudiziaria nei confronti dei cittadini che avevano sottoscritto il ricorso.
In seguito a questa uscita, si sono ulteriormente surriscaldati i toni del dibattito. In particolare, dai banchi della minoranza si è levato un vero e proprio fuoco di fila. Maria Cicirelli definiva la proposta “temeraria”, invitando la maggioranza a ritirarla. In caso contrario, la minoranza sarebbe andata fino in fondo in un eventuale nuovo contenzioso giudiziario: l’apertura di una nuova fase di scontro sarebbe stata esclusiva responsabilità della maggioranza e in primo luogo del Sindaco.
Inoltre, Tonio De Nicolò preannunciava l’intenzione di unirsi insieme a tutti gli altri partiti presenti sul territorio, indipendentemente dal colore politico, per condurre una battaglia contro questa maggioranza che aveva dimostrato il suo reale volto.
Infine la votazione sulla proposta così come formulata dal Consigliere Partipilo: il mandato alla Giunta veniva quindi approvato, con il voto contrario dei Consiglieri di opposizione.
Sulla proposta approvata dal Consiglio Comunale, il Partito Democratico di Valenzano aveva già avuto modo di esprimersi: dal nostro punto di vista è inaudito e gravissimo che in un consesso istituzionale emerga la volontà di perseguire dei cittadini che non avevano fatto altro che esercitare un proprio diritto, garantito dalle leggi e dalla Costituzione. Ribadiamo tutto il nostro impegno a tutelare la dignità e i diritti dei cittadini che avevano sottoscritto il ricorso: soprattutto, torniamo a esprimere l’auspicio che in Giunta prevalga il buon senso.
Come anticipato, il dibattito in Consiglio è stato infuocato anche dall’annuncio del passaggio del gruppo di Forza Italia in opposizione: passaggio salutato calorosamente e con favore da Tonio De Nicolò. La discussione su questo nuovo cambiamento nella geografia politica del Consiglio è stata caratterizzata dal continuo ricorrere del nome di Rino Cavallo. Da parte del Sindaco e dei consiglieri di maggioranza, infatti, il gruppo formato dai Consiglieri De Mario e Capozzi è stato costantemente identificato come “gruppo Cavallo”. Un’identificazione non smentita, anzi rafforzata dalle parole di Capozzi, che per motivare la propria uscita dalla maggioranza ha sostanzialmente accusato il Sindaco di aver tradito Cavallo, laddove lo stesso Cavallo era stato il principale ispiratore e regista della campagna elettorale di Antonio Lomoro. Nicola Capozzi, nella sua ricostruzione dei fatti, è arrivato a sostenere che Cavallo era il reale autore dei discorsi letti (dopo essere stati provati e riprovati) da Lomoro.
Anche De Mario ha rivendicato il ruolo nella vittoria elettorale della lista “Progetti in comune”: lista civica in cui, per l’appunto, erano stati eletti lo stesso De Mario e Capozzi, prima di costituire il gruppo di Forza Italia in Consiglio Comunale. Il Consigliere De Mario ha quindi con veemenza invitato il Sindaco a spiegare come mai l’ex Vicesindaco Sbarra era stato “messo alla gogna”.
In seguito alle accuse di De Mario, è tornato a prendere la parola Antonio Lomoro, il quale, con termini forti, ha accusato il “gruppo Cavallo” di essersi mosso con eccessiva disinvoltura e autonomia rispetto alla maggioranza, rischiando di far fare “figure di m…” (sic) all’Amministrazione. Il riferimento era alla vicenda delle Associazioni ospitate presso i locali della Biblioteca: “casus belli” che aveva condotto alla defenestrazione di Sbarra. A questo punto, dai banchi del pubblico, si sono levati improperi all’indirizzo del Sindaco da parte dello stesso Sbarra, il quale è stato accompagnato fuori dall’Aula.
Il Sindaco ha ripreso la parola per ricordare che durante il Consiglio Comunale del 17 ottobre aveva parlato di “ricatti politici” e che lo confermava: ha quindi dichiarato che non aveva mai condiviso l’atteggiamento del “gruppo Cavallo” all’interno della maggioranza e che non aveva paura di andare a casa.
Di fronte a questa ennesima conferma dello scadimento dei toni del dibattito amministrativo, ribadiamo quanto già osservato, purtroppo, più di una volta: si presume di colmare il “vuoto” di contenuti e di idee con scontri personalistici. Una dinamica che penalizza il confronto democratico e che porta a un complessivo impoverimento dell’attività politica a Valenzano.

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