Bidoni, buchi e polemiche

bidone

In questi giorni, si è sviluppato l’ennesimo aspro dibattito che ha infervorato il confronto politico valenzanese, a partire da un episodio apparentemente banale.
Questi i fatti. All’angolo tra via Capurso e via Piave si era prodotta una falla nell’asfalto, determinata dallo sprofondamento di un tombino che copriva un pozzetto. In attesa di avviare i lavori di riparazione, qualcuno aveva ritenuto di “turare” provvisoriamente la falla con un bidone di plastica destinato alla raccolta differenziata.
Soluzione improvvisata e incauta, perché quel bidone piazzato in quella maniera rappresentava un evidente ingombro e un potenziale pericolo per la viabilità: tanto più che proprio in quel punto svoltano gli autobus della sud-est.
Ebbene, su questo bidone si è scatenata una lunga polemica, che ha in particolare visto gli amministratori impegnati a controbattere, con un fervore degno di miglior causa, alle osservazioni che venivano loro mosse.
Infatti, come spesso avviene di fronte a casi simili, diversi cittadini hanno fotografato la scena del tombino rotto e del bidone collocato a malfermo presidio di quel buco, piazzando poi le immagini su facebook (divenuto ormai piazza virtuale in cui si riproducono i confronti che animano le piazze reali) e chiedendo conto agli amministratori di un operato che appariva raffazzonato e imprudente.
Di fronte a queste osservazioni, gli amministratori si sono affrettati a intervenire, rifiutandosi però di dare effettive risposte sull’operato e trincerandosi dietro una barriera. Da parte del sindaco, e di alcuni esponenti della maggioranza, non si è trovata strategia migliore che adottare un atteggiamento sdegnoso, che può essere riassunto così: a voi non rispondiamo, dal momento che siete “di parte”.
Un’argomentazione debole e traballante: in primo luogo, coloro che hanno postato quelle immagini su facebook o che hanno commentato chiedendo delucidazioni lo hanno fatto in qualità di cittadini che legittimamente reclamavano risposte da parte dei rappresentanti istituzionali di fronte a una situazione di disagio e di potenziale rischio per la comunità.
In secondo luogo, anche là dove le osservazioni provenivano da persone “di parte”, era comunque (anzi, a maggior ragione) dovere degli amministratori dare risposte. Da che mondo è mondo, infatti, la democrazia si basa proprio su questo: sulla dialettica fra “parti” contrapposte. E dunque, è stato lo stesso concetto di confronto democratico a essere deprezzato dal muro che gli amministratori hanno eretto attorno a sé, liquidando con irridenti repliche le osservazioni di coloro che venivano frettolosamente etichettati come “di parte”.
In ultimo, la posta in gioco andava ben oltre un semplice buco nell’asfalto e un banale bidone. Le questioni in ballo, infatti, erano e sono più ampie. I problemi vissuti su quel tratto di strada infatti derivano da un complessivo ingolfamento della circolazione viaria: situazione resa più caotica anche dagli attuali percorsi degli autobus della sud-est, e in particolar modo dalla sovrapposizione degli itinerari in direzione Bari e di quelli in direzione Adelfia.
Aspetti, evidentemente, che devono essere affrontati a partire da una regolamentazione della viabilità e del traffico che muova da un piano complessivo. Per l’ennesima volta, insomma, siamo di fronte al tema della capacità di programmare su lungo periodo i più essenziali elementi che definiscono la vita della comunità. Una capacità che l’attuale Amministrazione dimostra di non avere.
Da questo punto di vista, certamente ha fatto bene il consigliere di opposizione De Nicolò a formulare una proposta organica di revisione degli itinerari della sud-est: una proposta che, per l’appunto, ha il pregio di indicare, come metodo, quello della programmazione a partire da un quadro di insieme, e non quello degli “interventi d’emergenza”.
Sul piano dei contenuti, però, il progetto di riformulazione dei percorsi degli autobus così come suggerito dal consigliere De Nicolò appare complesso e di difficile attuazione. Sarebbe molto più semplice, razionale ed efficace ripristinare gli itinerari individuati nel 2010: le modifiche ai percorsi intervenute nel 2012, infatti, vennero adottate in via provvisoria, in funzione dei lavori di rifacimento della rete fognaria. Non si capisce, ora, il perché del permanere di questa situazione “provvisoria”.
Certo è che in ogni aspetto della programmazione e della regolamentazione della convivenza cittadina non c’è più bisogno di toppe da mettere volta per volta, ma piuttosto della capacità di sollevare lo sguardo, per affrontare i problemi a partire da un angolo visuale più ampio.
In ogni caso, per tornare al tema di partenza, il caso del buco nell’asfalto e del bidone, pur nella sua semplicità, è una spia emblematica dei limiti che condizionano il dibattito e il confronto a Valenzano: puntualmente l’interlocutore viene etichettato col marchio d’infamia del “nemico”, non viene riconosciuto come soggetto con cui dialogare e dal quale accettare anche critiche, ma anzi viene delegittimato.
Un atteggiamento che non solo non aiuta certo a risolvere i problemi, grandi e piccoli, della comunità, ma soprattutto non fa crescere.

Francesco Calè – segretario Pd, circolo di Valenzano

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