Cronache dal Consiglio Comunale del 22 dicembre 2014

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Una vera e propria seduta fiume, quella del Consiglio Comunale di lunedì 22 dicembre: la riunione si è aperta in mattinata, per concludersi alle dieci e trenta di sera. Una seduta, soprattutto, che ha ulteriormente evidenziato il pressapochismo, la faciloneria e la superficialità con cui l’attuale Amministrazione gestisce la cosa pubblica, anche là dove vengono affrontati argomenti delicati, che hanno a che fare con lo sviluppo del paese e con il futuro della comunità.
L’adunanza si è svolta, per la prima volta, sotto l’occhio elettronico della “diretta streaming”. Un passo avanti sulla via della trasparenza, si dirà. Peccato, però, che proprio sul fronte della trasparenza quest’Amministrazione segni non uno, ma più passi all’indietro, nel momento in cui non mette tutti i Consiglieri Comunali nelle condizioni di poter svolgere correttamente e compiutamente il proprio ruolo di vigilanza e controllo sugli atti. Tanto per cambiare, i documenti relativi ai provvedimenti da adottare nella giornata di lunedì, sono stati messi a disposizione dei Consiglieri di minoranza solo il giovedì precedente.
Per di più, i primi due provvedimenti, che riguardavano strumenti di pianificazione urbanistica fondamentali per la programmazione dell’assetto territoriale, erano viziati da vistosi errori formali, che la maggioranza ha preteso di poter sanare con degli emendamenti che in realtà non avrebbero risolto alcunché. Per scendere nel dettaglio, il primo provvedimento riguardava la georeferenziazione del vigente piano di fabbricazione. Un provvedimento che l’Assessore all’Urbanistica Porzia Pietrantonio ha dichiarato, in sede di presentazione, di non voler portare ad approvazione immediata. Al Consiglio veniva proposto di adottare il provvedimento (tecnicamente, l’adozione è cosa diversa, e per così dire preliminare, rispetto all’approvazione) così da dare il tempo ai cittadini e agli operatori del settore di produrre eventuali osservazioni: l’approvazione sarebbe stata rimandata a una fase successiva a quella del recepimento di tali osservazioni. Un modo, nelle parole dell’Assessore Pietrantonio, per dimostrare la volontà di coinvolgimento della comunità e di condivisione delle scelte. Il secondo provvedimento, l’adeguamento al Piano Urbanistico Territoriale Tematico, vedeva questo stesso passaggio, non l’approvazione immediata ma l’adozione, addirittura prescritto dalla legge. E però, sia nell’uno sia nell’altro caso, i provvedimenti portati all’attenzione del consiglio parlavano di approvazione, non di adozione. Un errore plateale ed evidente, per non dire marchiano, che rischiava di inficiare la stessa efficacia degli atti.
Nel caso del primo provvedimento (la georeferenziazione del PdF) la maggioranza ha provato a rabberciare una soluzione improvvisata, proponendo degli emendamenti nei fatti improponibili, con la presunzione di sanare una situazione che non era possibile sanare. Come evidenziato dalla minoranza, non c’era emendamento che avrebbe potuto risolvere il pasticcio: l’unica soluzione ragionevole sarebbe stata quella di ritirare il provvedimento, per riformularlo e ripresentarlo in una seduta successiva. La maggioranza a questo punto ha scelto di votare per l’approvazione (e non per l’adozione): per di più, il Presidente del Consiglio Giovanni Giuliano ha preteso di scaricare sulla minoranza la responsabilità del fatto che, così facendo, si è impedito ai cittadini di formulare osservazioni, e dunque di partecipare in maniera condivisa alle scelte dell’Amministrazione.
Per quanto riguarda il secondo provvedimento (l’adeguamento al PUTT), dal momento che è la normativa a imporre l’adozione, la maggioranza è andata avanti sulla propria strada, prendendo sottogamba l’errore compiuto in sede di formulazione dell’atto. La soluzione raffazzonata là per là? Semplicemente, correggere la dicitura “approvazione” con “adozione”. Come se nel frattempo la delibera non avesse ricevuto i pareri tecnici e contabili recando un preciso oggetto.
Ma gli esempi della leggerezza e dell’approssimazione di quest’Amministrazione si sono letteralmente sprecati. Durante la fase delle interrogazioni, il Consigliere Cicirelli ha posto un quesito relativo al recente caso della deliberazione dell’Autorità Nazionale Anticorruzione, che si è espressa per l’illegittimità dell’affidamento diretto del servizio di igiene urbana. L’esponente di minoranza ha chiesto quali provvedimenti intenda adottare l’Amministrazione. Il Sindaco si è limitato a replicare che presto risponderà all’Autorità Anticorruzione, per difendere il proprio operato. Come se fosse sufficiente motivare ulteriormente le proprie ragioni. Come se l’Anac non avesse mosso al Comune la specifica richiesta (peraltro sottolineata da Maria Cicirelli) di adottare iniziative in autotutela, a rimuovere gli atti assunti in maniera illegittima.
Ciliegina sulla torta, gli ultimi due punti all’ordine del giorno. Due passaggi che hanno visto la Giunta e la maggioranza costrette a fare una clamorosa marcia indietro rispetto ad altrettante delibere precedentemente approvate in Consiglio Comunale.
È stato infatti annullato il Regolamento per il Servizio di Taxi Sociale: un Regolamento che si è dimostrato, per ammissione dello stesso Assessore ai Servizi Sociali, Rino Cavallo, inconcludente, dal momento che complicava la vita dei cittadini che avessero voluto usufruire del servizio. Niente di nuovo: che quel regolamento, così come era stato approvato, introducesse una serie di pastoie burocratiche e procedurali, era già stato detto. Era stato rilevato dalle opposizioni in Consiglio ed era stato denunciato dal Partito Democratico. Finalmente se ne è resa conto anche l’Amministrazione.
Rispetto alla situazione attuale e alle perplessità avanzate dalle opposizioni su che cosa accade, ora che non c’è nessun regolamento a disciplinare il Taxi Sociale, l’Assessore Cavallo ha cercato di fornire rassicurazioni, spiegando che il servizio è comunque garantito dalle associazioni di volontariato. Ci sentiamo di dire che evidentemente l’Assessore ha fatto un po’ di confusione. Fermo restando che l’opera delle associazioni è lodevole e meritoria, una cosa è un servizio assicurato al pubblico da un Ente istituzionale, con tutta la regolamentazione del caso, un’altra cosa è un’attività offerta dal volontariato. Soprattutto, non si può pretendere di chiamare le associazioni a svolgere attività di “supplenza” rispetto alle mancanze e al vuoto amministrativo.
Infine, sono stati approvati i nuovi indirizzi per l’affidamento della gestione del Palazzetto dello Sport, dopo che l’Amministrazione è stata formalmente richiamata dall’Autorità di Vigilanza sui Contratti Pubblici. Un incidente di percorso che avrebbe dovuto e potuto suggerire a questa maggioranza di riconoscere che le riserve e le eccezioni formali e procedurali sollevate, volta per volta, non solo dalle opposizioni ma da vari enti e soggetti, non sono fastidiosi intralci e intoppi che si possano ignorare con aria di sufficienza. Sono il richiamo al rispetto delle regole. Purtroppo, neanche questa volta è arrivato un simile atto di umiltà. Anzi. Il Sindaco ha chiuso il dibattito sull’argomento lamentando il fatto che adesso sarà più difficile affidare il Palazzetto alle stesse condizioni ottenute con il precedente affidamento.
Insomma, un Consiglio che ha offerto il solito sconfortante spettacolo di una maggioranza sorda a qualsiasi voce critica o contraria, arroccata sulle proprie posizioni, incurante del fatto che questo atteggiamento di chiusura porta non solo a uno scadimento dei rapporti politici e civili, ma a una paralisi che nuocerà non tanto alla compagine amministrativa, quanto all’intera comunità.

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