Gestione dei rifiuti a Valenzano: per un approccio eco-consapevole

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Abbiamo già avuto modo di esprimere i nostri rilievi e soprattutto le nostre preoccupazioni in merito al preannunciato “potenziamento” della raccolta differenziata del Comune di Valenzano. Un intervento che in effetti non potenzia alcunché, riducendosi a un “ritorno” alla raccolta differenziata con i semplici cassonetti. Una soluzione del tutto inadeguata, oltre che in palese contrasto con le stesse normative europee.
Ci teniamo ora a formulare ulteriori osservazioni, per contribuire a un dibattito che possa spingere a un salto di qualità nell’approccio al problema.
La prevenzione, la riduzione dei rifiuti prodotti e della loro pericolosità, rappresentano la priorità strategica nella gestione di tutti i tipi di rifiuto. Occorre cambiare visuale, per muovere passi in avanti nelle politiche di riduzione della produzione di rifiuti e in quelle della raccolta differenziata domiciliare e del riciclaggio. Lavorare allo sviluppo di un sistema di impianti finalizzati al recupero della materia organica attraverso il compostaggio (compreso quello domestico) e alla selezione e valorizzazione delle frazioni secche riciclabili (carta, vetro, plastica, alluminio, ecc.). Le città devono essere parte attiva di questo percorso, anche, ad esempio, inserendo negli appalti pubblici il criterio dell’utilizzo del materiale riciclato o utilizzando per il verde pubblico il compost da rifiuti. Azioni come lo smaltimento in discarica e la combustione di rifiuti, comunque negative dal punto di vista energetico, dell’impatto ambientale e del consumo di materiali, vanno rese residuali per tutti i tipi di rifiuto. Negli altri paesi lo fanno, perciò è fattibile. Si lavori su questo, piuttosto che su soluzioni dimostratesi fallimentari di gestione dei rifiuti.
Le attività umane, per essere sostenibili, devono rispettare il principio del riuso ciclico dei materiali, in parte fidando nei processi naturali per quelle materie così dette biologiche che la natura stessa sa riciclare, in parte fidando su tecniche di recupero per le materie ad alto contenuto tecnologico. Su tutto deve predominare, comunque, una netta riduzione alla fonte della quantità di rifiuti prodotti e dispersi in gran parte nell’ambiente. In altri termini si tratta di orientare il nostro sistema futuro di sviluppo verso un modello dove i rifiuti non recuperabili vengano ridotti al minimo e smaltiti in modo da non interferire nei cicli biologici. Questo modello, detto di “economia ecologica” va applicato secondo criteri di integrazione differenziata dei vari prodotti in armonia con le attività del territorio, limitando al minimo gestioni di tipo consortile e grossi spostamenti di materia fra diversi territori, rispettandone la capacità portante.
In molte realtà pugliesi, come quella valenzanese, la problematica relativa alla gestione dei rifiuti che sta sconvolgendo la qualità della vita e compromettendo l’igiene pubblica, rende ancora più evidente la necessità di una inversione della tendenza a considerare il rifiuto in genere come un ingombro di cui disfarsi in ogni modo. Questa logica deve lasciare il posto al concetto di riduzione e riciclo, tipico degli equilibri ecologici del territorio, secondo cui il rifiuto altro non è che una materia prima per un nuovo processo, sia biologico che produttivo. In questo modo si ripristinano gli equilibri naturali in maniera sostenibile, evitando di incorrere in nuove emergenze, si recuperano preziosi materiali, si sviluppa l’occupazione, si offre possibilità di lavoro e recupero per categorie sociali a rischio di devianza e si migliorano le condizioni igieniche. L’evoluzione verso un piano definitivo di gestione integrata dei rifiuti passa attraverso interventi pubblici accompagnati da un maggior coinvolgimento e partecipazione dei cittadini, associazioni, cooperative e di alcune categorie produttive (piccola industria, artigianato, commercio, agricoltura). Ciò rende utilissimo avviare da subito alcune sperimentazioni sul campo, proprio per poter acquisire una esperienza concreta dei problemi che si dovranno affrontare e risolvere insieme ai cittadini. La partecipazione dei cittadini sviluppa senso civico e responsabilità: cose invece annullate dall’attuale prassi di delega insita nell’abbandono dei rifiuti (anche negli appositi cassonetti).
La situazione globale e locale del nostro pianeta esige non solo che si progettino e si realizzino attività ecologiche sostenibili, ma soprattutto che esse siano effettuate con spirito nuovo, nuova consapevolezza, alla luce di una nuova visione della realtà e del mondo.
C’è bisogno, insomma, di un cambio di paradigma. Oggi dobbiamo diventare consapevoli che solo un atteggiamento di integrazione potrà permetterci di perpetuare la vita sulla terra. Bisogna gettare le premesse per l’epoca dell’armonizzazione cosciente, tra natura ed uomo. Un approccio eco – consapevole nei fatti, non nelle parole, per concretizzare la sostenibilità dello sviluppo. Passare da una condizione che vede l’uomo come soggetto economico e sfruttatore, ad un’altra in cui l’uomo guardi a se stesso come custode ed usufruttuario del pianeta, che abbiamo “ricevuto in prestito” dalle future generazioni, piuttosto che ereditato da quelle passate. Abbiamo bisogno di una coscienza critica sul ruolo e sulla posizione dell’uomo nell’ecosistema; sulla gravità delle emergenze ecologiche; su come l’umanità dovrà affrontarle; di una progettualità per una eco-cittadinanza attiva. Il che implica una sinergia tra istituzioni/scuole/associazioni per concretizzare la democrazia partecipativa.
L’obiettivo deve essere quello di promuovere la salvaguardia, la valorizzazione e l’ottima allocazione delle risorse territoriali-ambientali: deve essere vietata qualsiasi azione che degradi, deturpi o elimini tali risorse, intese come entità singole o come equilibri complessi. Lo sviluppo economico deve essere compatibile con la capacità di carico degli ecosistemi del pianeta ed armonico con gli obiettivi di una società democratica, giusta, equa e solidale. La tutela dell’identità storica e culturale, la salvaguardia della qualità del sistema paesistico, delle sue componenti ambientali e del suo uso sociale e produttivo, nell’ambito del principio di sviluppo durevole e sostenibile, sono risultati perseguibili per un “approccio eco-consapevole“ e auto sostenibile.

Elvira Tarsitano, Responsabile Ambiente della Segreteria regionale del Partito Democratico di Puglia
Direttivo di Circolo del PD di Valenzano

One Response to Gestione dei rifiuti a Valenzano: per un approccio eco-consapevole

  1. Franco Pancotto scrive:

    E cosa sono le vostre città, se non ricettacoli di contraddizioni troppo vistose perché restino annidate là dove nascono, prima d’infrangersi l’una contro l’altra, quelle proprie e quelle altrui, per sgravarsi dell’insopportabile peso e ridare così una parvenza di libertà possibili alle poverine vite nostre replicate / replicanti, che usano più quel che non dovrebbero che quello che a loro viene concesso…?

    Sono allora, altrimenti, sovrastrutture di morte insidiose, visibili e invisibili, a testimoniare fallimenti puntualmente previsti, nelle quali vi aggirate fiduciosi di incrociare trasparenti proiezioni di voi stessi, cui senza pudore chiedete rassicurazioni, rendendovi simultaneamente disponibili a darne, scrupolosamente attenti a scartarne coloro i quali non sono proprio adatti allo scopo, credendo, cioè, che non vi assomiglino.

    E ancora, possono questi farvi pienamente parte, bramosi come sono di consapevolezze concrete della propria condizione – di una condizione – che viene loro ferocemente negata? No. Di cosa, dunque, faranno parte? Di niente, di nessuno. Confinàti al qua dei limiti – di questi limiti – che sono umanamente legittimi, giacciono detersi e attòniti tra lenzuola pulite, fresche di un bucato solitario fatto appena, per lavar via secrezioni “totem-tabù” di una civiltà imbecille contro cui rinunciamo a scagliarci, prima ancora di averla identificata come nemico, senza nemmeno concederle la soddisfazione di provare vergogna della propria viltà, né della propria sconfitta, perché non di questo si tratta, anzi…

    Se è vero che sono morti gli ideali, dove sono, allora, le loro ceneri? Sono forse nei Fast Food di ultima generazione o nei pannelli solari installati sui tetti di case solide e rassicuranti, magari per farci qualche euro da vantare con parenti e amici e amministratori comunali compiacenti? O forse sono nelle pietanze immacolate di banchieri senza scrupoli, che mal che vada continueranno a mangiarle, seppure agli arresti domiciliari, quindi in celle dorate, dotate di tutti i comfort possibili e immaginabili?

    Di certo non sono tra i riccioli degli angeli, né tra le corna dei dèmoni, sempre in agguato, dietro l’angolo. Non cercatele tanto meno tra il pelo delle bestie per le quali sbandierate il vostro amore, ma…
    Non cercatele nemmeno tra gli aghi di pini silvestri o di cipressi allineati lungo i viali, né in fondo alle strade che non avete voluto percorrere, perché, tra l’altro potreste trovarle…

    Voi che adulate i seducenti montaggi di pubblicità misogine tipo “Rasagnole Buitoni” e “Spic & Span”, dove le donne di questo millennio e sicuramente del prossimo, vedono quotidianamente a ritmo implacabile, lo spettro del dominio maschile e maschilista, immolare qualunque possibilità della propria autodeterminazione, con il placet beffardo del Gran Giurì. Cosa mai poi ve ne fareste di queste ceneri?

    No! Desistete! Piuttosto, stropicciatevi gli occhi e fatevi un caffè forte, perché è primavera e tra un po’ andrete tutti al mare a immergervi nel suo irriproducibile colore per rivendicare il possesso di una proprietà che nessuno non ha ancora comprato, non ancora.

    Franco Pancotto

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