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Il voto, le infiltrazioni criminali e la vigilanza della politica

L’inchiesta della magistratura sui condizionamenti che sembrerebbero aver pesato sulle Elezioni Regionali del 2015 delinea scenari inquietanti. Ci sarebbe stato un accordo tra il clan dei Di Cosola e un “collettore” di voti (che secondo gli organi di stampa sarebbe stato Armando Giove, oggi indagato e all’epoca coordinatore provinciale di Realtà Italia), per sponsorizzare la candidatura di Natale Mariella, presentatosi nella lista dei “Popolari”, all’interno della coalizione di centrosinistra.
Stando a quello che si apprende tramite La Gazzetta del Mezzogiorno, il pentito Michele Di Cosola avrebbe dichiarato “siamo andati anche a Valenzano”. Non vogliamo né possiamo sostituirci alla magistratura e alle forze dell’ordine. Ci limitiamo a rilevare che il candidato in questione, che non risulta in ogni caso fra gli indagati, raccolse a Valenzano 146 voti.
Lo ripetiamo: gli interventi e le valutazioni sul piano giuridico spettano agli organi inquirenti, nel cui lavoro nutriamo la massima fiducia. E però non possiamo esimerci da giudizi di natura politica.
Quando, a Valenzano, abbiamo sollevato un determinato allarme, richiamando l’attenzione sulla capacità di forme occulte di potere malavitoso di condizionare la convivenza civile, ci riferivamo a fenomeni come questo. L’azione della magistratura non fa altro che confermarci nella giustezza e nell’opportunità delle nostre battaglie e delle nostre prese di posizione.
Ribadiamo, una volta di più, un concetto basilare che ci siamo finora sforzati di trasmettere con determinazione: la politica tutta, senza distinzioni, deve tenere alta la guardia e deve innalzare argini, per evitare l’infiltrazione di fattori di deterioramento, in grado di inquinare il tessuto sociale.
Per questo, rilanciamo le parole chiare e forti del Presidente della Regione, Michele Emiliano, il quale, in un’intervista rilasciata a La Repubblica di Bari, ha dichiarato che i voti della mafia non li vuole e ha sostenuto che “la necessità di comprare dei voti, addirittura dalla criminalità organizzata, è propria solo di una politica che non è in grado di svolgere il proprio ruolo. È quella di una classe dirigente che non è capace di offrire visioni, alternative, ideologie. Affidarsi alla mafia significa ammettere un fallimento. Però voglio essere chiaro. In casi così può esistere soltanto una regola: chi sbaglia paga”.
Per questo, continuiamo a sollecitare il Sindaco di Valenzano a prendere una posizione altrettanto netta rispetto agli impegni e alle responsabilità che si vorrà assumere di fronte alla comunità valenzanese.
Sindaco Lomoro, le riproponiamo la domanda che le abbiamo già posto: lei, da che parte sta? Dalla parte di chi vuole contrastare la criminalità organizzata o con chi fa finta di ignorarne la realtà?

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