Il voto, le infiltrazioni criminali e la vigilanza della politica

ritaglio-gazzetta-23-settembre-2016

L’inchiesta della magistratura sui condizionamenti che sembrerebbero aver pesato sulle Elezioni Regionali del 2015 delinea scenari inquietanti. Ci sarebbe stato un accordo tra il clan dei Di Cosola e un “collettore” di voti (che secondo gli organi di stampa sarebbe stato Armando Giove, oggi indagato e all’epoca coordinatore provinciale di Realtà Italia), per sponsorizzare la candidatura di Natale Mariella, presentatosi nella lista dei “Popolari”, all’interno della coalizione di centrosinistra.
Stando a quello che si apprende tramite La Gazzetta del Mezzogiorno, il pentito Michele Di Cosola avrebbe dichiarato “siamo andati anche a Valenzano”. Non vogliamo né possiamo sostituirci alla magistratura e alle forze dell’ordine. Ci limitiamo a rilevare che il candidato in questione, che non risulta in ogni caso fra gli indagati, raccolse a Valenzano 146 voti.
Lo ripetiamo: gli interventi e le valutazioni sul piano giuridico spettano agli organi inquirenti, nel cui lavoro nutriamo la massima fiducia. E però non possiamo esimerci da giudizi di natura politica.
Quando, a Valenzano, abbiamo sollevato un determinato allarme, richiamando l’attenzione sulla capacità di forme occulte di potere malavitoso di condizionare la convivenza civile, ci riferivamo a fenomeni come questo. L’azione della magistratura non fa altro che confermarci nella giustezza e nell’opportunità delle nostre battaglie e delle nostre prese di posizione.
Ribadiamo, una volta di più, un concetto basilare che ci siamo finora sforzati di trasmettere con determinazione: la politica tutta, senza distinzioni, deve tenere alta la guardia e deve innalzare argini, per evitare l’infiltrazione di fattori di deterioramento, in grado di inquinare il tessuto sociale.
Per questo, rilanciamo le parole chiare e forti del Presidente della Regione, Michele Emiliano, il quale, in un’intervista rilasciata a La Repubblica di Bari, ha dichiarato che i voti della mafia non li vuole e ha sostenuto che “la necessità di comprare dei voti, addirittura dalla criminalità organizzata, è propria solo di una politica che non è in grado di svolgere il proprio ruolo. È quella di una classe dirigente che non è capace di offrire visioni, alternative, ideologie. Affidarsi alla mafia significa ammettere un fallimento. Però voglio essere chiaro. In casi così può esistere soltanto una regola: chi sbaglia paga”.
Per questo, continuiamo a sollecitare il Sindaco di Valenzano a prendere una posizione altrettanto netta rispetto agli impegni e alle responsabilità che si vorrà assumere di fronte alla comunità valenzanese.
Sindaco Lomoro, le riproponiamo la domanda che le abbiamo già posto: lei, da che parte sta? Dalla parte di chi vuole contrastare la criminalità organizzata o con chi fa finta di ignorarne la realtà?

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